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    August 19

    Solitudine e sogni

    Giorni strani. Grigi, ma non di un grigio triste, un grigio di nebbia nelle mattine d'autunno. Un grigio di quiete silenziosa.
    Mi trovo ad amare molto la solitudine, in questi strani giorni. Non si tratta propriamente di evitare la gente, no. E' una cosa impossibile del resto, in questo momento.
    Ma mi piace tanto rinchiudermi in me stessa, come un piccolo riccio che non ha paura del mondo, ma che soltanto non ha voglia di vederselo girare vorticosamente intorno.
    Mi piace cullarmi nei miei sogni, tutti neri, viola e azzurri. Un po' verde-argentati, anche. Mi piace quando li sogno tanto forte da rimanere quasi stordita, e appena mi scuoto mi chiedo dove siano finiti tutti i personaggi che li popolavano solo qualche istante prima.
    Mi piace star stesa sul letto a leggere fino a tardi, freneticamente, mangiando avidamente pagine e parole con gli occhi; occhi affamati, occhi curiosi che si fanno strada sugli intricati percorsi pensati da menti geniali. Menti da desiderare. Da invidiare.
    Mi piace respirare l'aria polverosa e un po' viziata, l'aria che sa di antico e di storia, del castello di Kuno Blau. Mi piace immaginare di sentire il profumo del suo violino e di quello di Jeno. Mi piace sentire nella mia testa le loro note, mentre penso al mio di violino, che giace nella sua custodia blu, e che in questi giorni ho avuto così poco tempo di toccare. E sento una stretta al cuore. Mi manca.
    Sto leggendo Canone Inverso. Bellissimo.
    Ma la mia fantasia vaga anche altrove, sopra mondi irreali, impalpabili, ignoti, che incutono un senso di ammirazione misto a terrore.
    Mondi che amo. I miei mondi, più miei di quello in cui vivo realmente.
     

    July 03

    Ali

    Non sono forse la pazzia, la follia, le nostre ali?
    Non sono forse i sogni, quelli più dolorosi, quelli proibiti, che ci innalzano tra le stelle più di ciò che è concreto ai nostri occhi e alle nostre mani?
    E' quando il cuore batte forte da far male e il respiro accelera fino a mancare, che voliamo più in alto. Quando il desiderio d'impossibile si fa tanto violento da velare gli occhi di lacrime. Quando le mani stringono il nulla con tanta forza da segnarne i palmi con le unghie.
    Quello che invece abbiamo in pochi attimi, in pochi sguardi, ci stanca subito. Ciò che facciamo nostro in un breve istante non ha nessun fascino per noi.
    Avere quel che sappiamo di non poter possedere, è ciò che ci riesce meglio. E l'impresa impossibile di avvicinare e legare a noi l'oggetto in discussione, ci fa scorrere impetuosamente il sangue nelle vene, come leoni che annusano la preda e sanno che inesorabilmente, essa cadrà tra le nostre fauci. Ma non le recheremo dolore, no; la proteggeremo, per sempre.
    Ma tutto ciò è marginale. Conta nel sangue, conta nella mente, scalfisce un poco il cuore.
    Chi squarcia il nostro cuore inconsapevolmente, come se lo avesse dilaniato con un artiglio; ecco chi ci rende docili. Ecco chi ci fa volare. Ecco chi risveglia in noi la pazzia, la follia. Ecco chi ci inchioda agli occhi con gli occhi. Ecco chi ci inchioda al cuore col cuore.
    ...non sono forse la pazzia, la follia, le nostre ali?
    June 25

    Mhboh!

    E' decisamente da tanto che non scrivo, qui. Di là invece ho aggiornato un paio di volte.
    Son stanca. E' iniziato il Grest.
    E' iniziato il Grest, sono stanca, ma i miei aiuto animatori mi chiamano "capo". Buon Dio, quant'è gratificante.
    Pensavo che, come direbbe Nietzche, sono nata postuma. E lascio ai posteri l'ardua sentenza sul significato di codesta frase, all'apparenza insensata, ma in realtà pregna di significato.
    Questo è quel che si dice "non avere un cazzo da dire".
    Buona serata.
    May 31

    Whatever

    Sì, sì sì. E' proprio un periodo che mi gira bene. Da circa una settimana a questa parte. Cambio colore, che quel fucsia imbriagava.
    Oggi ho trovato un quadrifoglio in giardino. Era piccolo, un po' rinsecchito e... spelacchiato. Sempre che i quadrifogli possano essere spelacchiati. Mi ha fatto tenerezza; sembrava che non aspettasse altro che essere colto. Dopotutto è quello il suo compito, no? Farsi cogliere, far sì che qualcuno recida la sua testolina verde e portargli fortuna. Portare fortuna a qualcuno che ti stacca la testa dal collo; isn't it ironic?
    Penso. Penso che non so a cosa pensare. Perché se tutto sta andando così bene, vuol dire che prima o poi qualcosa andrà storto. O forse tutto va così bene perché mi sforzo di non pensare a qualcosa che non va per niente bene? Qualcosa che dovrei recidere, come un quadrifoglio. E non mi porterà fortuna; non mi porterà niente, forse un sorriso un po' più ampio.
    So cosa succederà, poi; quanto di scorni e incazzature ne seguirà? Bah, non m'importa. I'm free to be whatever I, wathever I'll choose and I'll sing the blues if I want. Oh là.
    Questa notte ho fatto un sogno dolcissimo... mi sono svegliata con una sensazione di leggerezza addosso, come non capitava da tempo... come non capitava da quando sognavo Lui. Che non è Dio, anche se ci ho messo la maiuscola. E' Lui con la maiuscola, per far capire che insomma... è quello là, che è stato in cima a tutto e a tutti per un bel po'. Ma cazzo, parlo ancora di lui... Eh vabbè, del resto era... Lui.
    Ad ogni modo ho fatto un sogno di quelli che non sai mai perché li fai, anche se in fondo al cuore lo sai bene, ma non puoi ammetterlo perché... diciamocelo, certe cose alla tua età non si fanno. Ma anche all'età di qualcun altro. Boh, vabbè.
    Comunque, boia can, tra 10 giorni dò l'ultimo esame della laurea triennale. Eh sì, ho passato letteratura inglese. E la bestia era docile e comprensiva. Quasi dolce. E dispiaciuto perché Glenton -il mio amatissimo Ewan, il lettore di inglese- mi ha appioppato un 20, perché non sapevo una beneamata cippa delle dispense. Anche se mi ha ripetuto un paio di volte che era solo perché non mi ricordavo nulla... ma mi ha detto che me la cavo abbastanza bene.
    Ho passato anche storia della fotografia. E l'avrà passato sicuramente anche F. L'avranno passato tutti.
    Lunedì sera, tornando dal cinema, mi è successa una cosa strana. Stupida, forse. Insensata, senz'ombra di dubbio. Ma nel buio della notte, mi sono trovata a fissare una luce arancione attraverso il finestrino;  era come se quella luce attirasse la mia mente lontano da lì, in un punto impreciso, dove qualcuno mi stava chiamando. Per dirmi che c'è, che mi cerca, tanto quanto lo cerco io. Arriverà.
    May 25

    So sick and tired, I stand alone...

    A dirla tutta, non ho un cazzo di voglia di scrivere. Ma allo stesso tempo sì.
    Per cui inizio; tanto qualche cazzata verrà fuori.
    Odio quando non so cosa scrivere. E' la cosa più vicina alla sensazione di vuoto assoluto che abbia mai provato, davvero. Mah. Potrei raccontarvi che domani c'è il primo concerto dei Diversed. Che sono il mio gruppo. Oppure, se volete, sono il gruppo del quale io sono la cantante. Ma se ci penso mi viene l'ansia, quindi non vi parlerò di questo. Potrei dirvi che devo andare a studiare, perché mercoledì ho non uno, ma due esami. Ma se ci penso mi viene l'ansia, quindi come sopra. Potrei raccontarvi anche un altro paio di cose... ma il finale sarebbe sempre lo stesso.
    C'è un capitolo del Praz -il libro di letteratura inglese- che si intitola L'età dell'ansia. Ecco; adesso mi sembra di vivere nell'età dell'Ansia. Quella con la maiuscola, quella che ti attanaglia, che ti prende alla bocca dello stomaco e ti stringe in una morsa, quella che ti toglie la voglia di sorridere. Ma la cosa divertente, è che non so bene perché qualsiasi cosa in questo momento mi provochi ansia. Qualsiasi. E non so bene neanche quale sia la soluzione per risolvere questo dannato problema. E non so neanche perché sto scrivendo questo post pressoché inutile, ma funzionale all'autoanalisi che talvolta opero su di me. E dopo questa mi inchino a me medesima. E Amor viene ragionando meco... era così? No. Era ...e ch'Amor non venga sempre ragionando meco, et io con lui e bla bla bla.
    Non c'entra niente, lo so anch'io! Ma mi è venuta in mente... che poi, diciamocelo, questa frase parla di un periodo consistente della mia vita, in cui Amore veniva un po' troppo ragionando meco, et io con lui da brava scema.
    Che detta così sembra che ce l'ho a morte con l'Amore... naaaaaaaaaaah! Io sono una fedele d'Amore. -Oh, scusate, mi diverto troppo-.
    E' solo che. Che non era Amore, dai. O anzi sì, era Amore. Ma amavo un'idea, ecco. Un'idea che avevo incastrato perfettamente nel corpo di una persona reale. (E qualcuno sbufferà, leggendo queste cose... lo so, lo so, vi ho smaronato per un anno... ma a mente fredda sono ben più analitica! E queste conclusioni non le avevo ancora tratte...)
    E niente. Volevo guardarmi The Unforgiven II live prima di andare a studiare, ma mi sa che devo spegnere tutto. Che poi ho scoperto che l'hanno fatta solamente una volta dal vivo, questa meravigliosa canzone, ai Billboard Awards. Che a voi non ve ne frega niente, lo so. Ma tanto prima di morire (o prima che muoiano loro, con tutti i dovuti scongiuri), devo vederli. Ci andrò, sì sì. Tanto il bassista dei Califfo de Luxe ha detto che ci viene anche lui. (Ahahahahahahah faceva figo chiamarti così!!)
    Toh, vi posto la canzone, e la dedico a me medesima.
     
    The Unforgiven II - Metallica
     
    Lay beside me, tell me what they've done
    Speak the words I wanna hear, to make my demons run
    The door is locked now, but it's opened if you're true
    If you can understand the me, then I can understand the you

    Lay beside me, under wicked sky
    Through black of day, dark of night, we share this pair of lives
    The door cracks open, but there's no sun shining through
    Black heart scarring darker still, but there's no sun shining through
    No, there's no sun shining through
    No, there's no sun shining

    What I've felt, what I've known
    Turn the pages, turn to stone
    Behind the door, should I open it for you?

    Yeah
    What I've felt, what I've known
    Sick and tired, I stand alone
    Could you be there, 'cause I'm the one that waits for you
    Or are you unforgiven too?

    Come lay beside me, this won't hurt I swear
    She loves me not, she loves me still, but she'll never love again
    She lay beside me, but she'll be there when I'm gone
    Black heart scarring darker still, yet she'll be there when I'm gone
    Yes she'll be there when I'm gone
    Dead sure she'll be there

    What I've felt, what I've known
    Turn the pages, turn to stone
    Behind the door, should I open it for you?

    What I've felt, what I've known
    Sick and tired, I stand alone
    Could you be there, cause I'm the one that waits for you
    Or are you unforgiven too?

    Lay beside me, tell me what I've done
    The door is closed, so are your eyes
    But now I see the sun, now I see the sun
    Yes, now I see it

    What I've felt, what I've known
    Turn the pages, turn to stone
    Behind the door, should I open it for you

    What I've felt, what I've known
    So sick and tired, I stand alone
    Could you be there, cause I'm the one that waits
    The one that waits for you

    Oh, what I've felt, what I've known
    Turn the pages, turn to stone
    Behind the door, should I open it for you

    Oh, what I've felt
    Oh, what I've known

    I'll take this key
    And I'll bury it in you
    Because you're unforgiven too

    Never free
    Never me
    Because you're unforgiven too
     
    P.S.: che tanto James Hetfield me lo sposo. E mi piaceva iniziare con "che tanto". Bonne nuit.
     
     
    May 19

    Delle infatuazioni

    Sento che è in arrivo l'ennesima infatuazione letteraria... Oggi, durante il mio giretto a Venezia, non sono riuscita a trattenermi dallo spendere soldi... in libri. Questo è l'unico tipo di spesa che non fa incazzare mia madre, forse perché ormai si è rassegnata alla cosa. Oggi, tra l'altro, era una di quelle giornate da "letteratura seria". Anche se sono partita cercando la collana di Vampiretto -che probabilmente conosco sono io...-.
    Ad ogni modo, ho portato a casa The picture of Dorian Gray (perché Wilde in lingua è un'altra storia rispetto alla traduzione...), che ho arraffato immediatamente, senza nemmeno pensarci, leggendo qualche frase a casaccio a mezza voce, per sentire come suonava terribilmente bene.
    E questo nella prima libreria. Nella seconda non avevo in mente di spendere un solo euro; mi ero ripromessa di non guardarmi troppo intorno. E invece... l'occhio è caduto sulla sezione denominata poesia - teatro e il richiamo è stato troppo forte, oserei dire irresistibile. Mi sono letteralmente tuffata tra i vari drammaturghi e poeti, quando il mio sguardo è stato catturato da un bellissimo ritratto di un giovane dalle ottocentesche sembianze e gelidi occhi azzurri... vabbè, anca manco!! Comunque, tornando al principio della mia infatuazione letteraria, quel viso spigoloso ma avvenente non mi era nuovo; in un lampo ricordo il ritratto appeso in una stanza del monastero di San Lazzaro degli Armeni... e una targa che spiccava su un muro che dava sul rigoglioso giardino...
    Poi, quando una è sagace, si ricorda che sulle copertine dei libri ci sono scritti anche i nomi degli autori, e invece di smaronarmi a ricordare chi caspita era, ho occhieggiato il titolo dell'opera: Byron - Opere scelte. Eh già. Sentivo che prima o poi sarebbe successo. Era nell'aria. Già dal mio "ooooooooh!" di sorpresa, quando a San Lazzaro ho letto la targhetta a lui dedicata. E l'altro "oooooh" quando ho scoperto -lo ignoravo fino a poco tempo fa-, che costui ha vissuto a Venezia per un po', imparando perfettamente italiano e dialetto veneto. E poi oggi mi capita sto libro davanti... lo sfoglio, tralasciando il fatto che contiene uno scritto di Tomasi di Lampedusa, che a suo tempo ho imparato ad odiare. Scorro velocemente le prime pagine, e come preludio all'introduzione, trovo questo:
     
    Ma ho vissuto, e non ho vissuto
    invano; la mia mente perderà
    la sua forza, il mio sangue il suo fuoco,
    e, sconfitto dal male, perirà
    anche il mio corpo, ma in me esiste
    qualcosa che consumerà il tormento
    del tempo e vivrà quando sarò morto...
                                          Lord Byron
     
    Ma in me esiste qualcosa che consumerà il tormento del tempo e vivrà quando sono morto...
    Letti questi versi, ero già perdutamente innamorata. Ho trovato molto di me in queste poche righe, molto più che in altre migliaia di versi di migliaia di poeti. Non potevo lasciare un pezzetto di me a impolverarsi su uno scaffale di una libreria; ho dovuto salvarmi.
     
    E' un post un po' inutile, lo so... ma l'ispirazione detta ed io eseguo, e non posso fare altrimenti. E visto che in questi ultimi due giorni mi sento prolifica e desiderosa di scrivere di getto, qualunque cosa mi passi per la testa al momento, faccio pure.
    Del resto, anche Baudelaire dice che il "lavoro immediato, anche cattivo, val meglio del fantasticare".
    E dopo aver cacciato questa chicca, mi sembra un'ottima idea andare a studiare...

    Fade to black

    Sono di ritorno dalla cena di classe... e tutto è andato come da copione. Per fortuna che qualcuno ha deciso di tornare verso casa abbastanza presto, così ho colto la palla al balzo e mi sono fatta accompagnare a casa ad un orario relativamente decente.
    Avevo voglia di vederli, vedere se erano cambiati, se dopo che avevo lavorato su di me, c'era possibilità di lavorare sul mio rapporto con loro. Ma niente da fare. Sì, sarà pur vero che le persone cambiano; ma mai troppo. Ciò implica che con le persone con cui mi trovavo bene, mi trovo bene tutt'ora, mentre con quelle con cui non mi ci trovavo proprio... beh, è cambiato ben poco. Anzi, forse è cambiato solo il fatto che non me ne frega niente, e che li vedo con occhi diversi. Non tutti, è chiaro.
    Ma vabbè. In fin dei conti mi dispiace solo che gli anni del liceo siano andati un po' sprecati, per molti versi. Dopotutto, avrebbero potuto essere migliori. Guardo chi ha adesso l'età che io avevo allora -d'accordo, non ho cinquant'anni, lo so, ma cazzo, sono cresciuta!- e vedo che loro sì se la spassano. Con tutto lo sbattimento interiore che questo implica. Ma avrei voluto averli io, i loro problemi. Già. E invece i miei problemi erano tutte le seghe mentali che mi facevo. Non mi capivano, non volevano capirmi. Non gliene fregava un cazzo di capirmi. E a me? Che cazzo me ne fregava di farmi capire? Che tristezza... almeno all'ultimo anno le cose stavano prendendo una piega diversa, migliore. Rivedendoli sono stata assalita dai ricordi... gli anni del liceo sono stati gli anni del metal, della darkitudine, della chat e della depressione cronica e acuta. Uno schifo, insomma. A parte il metal, dai. In fondo, il primo amore non si scorda mai. E benché il mio primo amore non siano esattamente i Metallica, se penso al metal, i primi sono loro. E poi Marilyn Manson e i Dream Theater. Ma i Tallica li ho amati alla follia. E James Hetfield era il mio sogno erotico, quasi quanto Liam Gallagher. O forse anche di più di Liam. Eh oh... subisco il fascino dell'uomo maturo. Anche di quello immaturo, talvolta. Anyway, il titolo di 'sta tristezza di post è semplicemente una vecchia canzone dei Metallica pre-Black Album. I veri Metallica, qualcuno direbbe. Io li ho scoperti con Reload che è pure il mio album preferito, e vaffanculo. E Unforgiven II è la loro canzone che preferisco. Ma Fade to Black rispecchia l' "allegro spirito" di quegli anni... ho ancora il testo attaccato sopra la testiera del letto, scritto a mano, con le penne colorate. Dicevo sempre che era la mia canzone... per carità, un gran bel pezzo, innegabilmente. Ma eleggerla a propria canzone, penso fosse indice di una qualche turba mentale. Che cazzo di post.
    Mi fa male la testa ed ho un sonno assurdo. E domani sveglia prestino, che Venezia mi attende. E non per motivi universitari. Bonne nuit.
     
    Fade to black
     
    Life it seems, will fade away
    Drifting further every day
    Getting lost within myself
    Nothing matters no one else
    I have lost the will to live
    Simply nothing more to give
    There is nothing more for me
    Need the end to set me free

    Things are not what they used
    to be
    Missing one inside of me
    Deathly lost, this cant be real
    Cannot stand this hell I feel
    Emptiness is filling me
    To the point of agony
    Growing darkness taking dawn
    I was me, but now hes gone

    No one but me can save myself, but its too late
    Now I cant think, think why I should even try

    Yesterday seems as though it never existed
    Death greets me warm, now I will just say good-bye
     
    May 18

    Mah..

    So già che non riuscirò a tenere un altro blog... Ma vabbè, proven!
    Inauguriamo questa
    nuova adventure, con un post del cazzo.
    No perché veramente oggi non so cosa scrivere. Però è figo il template di London! No, non ci siamo. Ispirazione pari a zero!
    Oggi (fino a questo momento) è stata una giornata decisamente inconcludente. Non ho fatto assolutamente nulla. Ho visto mezz'ora di uno stupidissimo film su Italia1. Ho studiato credo 2 pagine di letteratura inglese. E tra mezz'ora devo andare a prepararmi, che stasera mi aspetta la cena di classe con i miei ex compagni di liceo.
    Ah, buon vecchio G. Galilei! Ogni tanto ne sento la mancanza, anche se in realtà preferisco di gran lunga l'ambiente universitario... e pensare che sta già per chiudersi la prima, consistente parte di questo capitolo. Tre esami. Tre.
    Sì beh, e la tesi. Ma che sarà mai. Mica robe serie! Panico.
    Vabbè, questo qua sarà il blog delle cazzate, ho deciso.